Fabrizio De André – Il pescatore

All’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un’avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
poi via di nuovo verso il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
ed è il rimpianto di un aprile
giocato all’ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Olivello spinoso

Hippophae rhamnoidës

La mia pianta preferita per il suo ampio spettro di utilizzo e dall’effetto insuperabile.

Questa pianta è conosciuta e usata da molti secoli in oriente, ed è apprezzata soprattutto per il suo alto contenuto di vitamine, antiosidanti A, del gruppo B, C, E, F, K e per altre sostanze biologicamente attive. Cura con risultati positivi malattie dell’apparato respiratorio, del fegato e le malattie della gola. Stimola la digestione, regola la circolazione del sangue abbassando il livello del colesterolo e degli zuccheri, stimola inoltre positivamente il muscolo coronario. Lega i radicali liberi, abbatte il danneggiamento del corpo e aumenta la resistenza dell’ organismo contro lo stress. L’olivello contiene olio, il quale ha grande effetto rigenerativo, antisclerotico e preventivo contro il cancro. Reagisce positivamente sulle ulcere, sulle malattie intestinali, eczemi, danneggiamenti cutanei causati dalle radiazioni o ustioni (risana i tessuti). E l’unico medicinale   adatto per la gravidanza, perché non è tossico e non irrita la mucosa. Per di più è molto proficuo in questo periodo  approvvigionarsi delle vitamine , necessarie per il proseguimento giusto della gravidanza, sviluppo del feto e il parto fisiologico. E’ vantaggioso anche usarlo durante l’ allattamento, in quanto l’olio di olivello e la fonte empirica e naturale della fila di vitamine e le sostanze importanti per il piccolo  esserino, e per di più così non si esaurisce il potenziale del corpo della madre. Non si arriva perciò agli stati di esaurimento e altri tipici sintomi causati dalla carenza delle vitamine durante all’ allattamento e gravidanza.

Ha la capacità di abbassare il dolore e curare le ferite. Consumando l’olivello spinoso si rinforza il sistema immunitario, migliora il completo stato psichico e fisico e anche la sua produttività. Per queste sue capacità viene usato anche dagli sportivi come doping naturale ammesso e fa parte dell’ alimentazione degli astronauti durante i voli spaziali.
Una buona notizia per gli uomini: l’olivello spinoso ferma la caduta dei capelli.

Perché l’ olivello è così esclusivo?

Sopratutto per l’alto contenuto delle vitamine, e altre sostanze attive. L’olivello spinoso è un concentrato naturale della vitamina A, vitamine della filiera B, vitamine C, E, F, K, P, contiene la sostanza hypophein, la quale è stata scoperta per la prima volta  proprio nell’ olivello.

A CHE COSA SERVE OLIVELLO SPINOSO?

  • Aiuta nell’ integrazione delle vitamine e sostanze attive nella milza, che in stato di carenza si liberano. Quasi tutti di noi abbiamo queste scorte al ,,zero,,
  • Stimola metabolismo di stomaco, milza e duodeno.
  • E’ ottimo per l’ iperacidità.
  • Si usa per la cura delle ulcere gastriche e del duodeno, nel casi dell’apostema dell’esofago ed anche per l’esofagia reflussiva, cioè quando non si chiude bene l’esofago i succhi gastrici ritornano e provocano il cosiddetto bruciore.
  • I casi di gengivite, catarro ma anche nei casi di altre flogosi nel corpo, per esempio nell’ intestino crasso.
  • Accelera la convalescenza e il risanamento dei tessuti dopo i tutti gli interventi chirurgici sia interni che esterni.
  • Ricostruzione di sangue.
  • Impedisce la sclerosi delle vene (colesterolo).
  • Scioglie i grassi depositati nelle vene.
  • Sicuramente si può suggerire in tutti i casi delle malattie dell’ apparato venoso, comprese le emorroidi, interne ed esterne.
  • Eleva la bioattività del cuore.
  • Per curare l’ arterio-sclerosi, grazie al quale spariscono le vertigini, si dimezzano le stenocardie ,i dolori al petto, tipici dell’ angina pectoris.
  • E’ battericida, incide sullo stafilococco d’oro, lo stafilococco emolitico e anche il tifo.
  • E’ l’ unico medicinale adatto alla gravidanza, perché non è tossico e non irrita la mucosa. Per di più è molto proficuo in questo periodo approvvigionarsi delle vitamine, necessarie per il proseguimento giusto della gravidanza, sviluppo del feto e il parto fisiologico. E’ utile usarlo durante l’ allattamento, in quanto l’olio di olivello e l’empirica e naturale della fila di vitamine e le sostanze importanti per il piccolo esserino, e cosìgl non si esaurisce il potenziale del corpo della madre. Non arrivano gli stati di esaurimento e altri tipici sintomi causati dalla carenza delle vitamine durante l’ allattamento e gravidanza.
  • Rigenera i tessuti epiteliali, dopo le ustioni fino al secondo grado e dopo i geloni.
  • Per la medicazione preventiva ma anche per la cura della pelle. Durante e dopo la radioterapia.
  • Utile usarlo durante l’estate per l’ abbronzatura, come acceleratore di abbronzatura ma anche come mezzo repressore delle sostanze nocive del sole e delle radiazioni ultraviolette.
  • E la medicazione adatta per acne, per glieczemi infantili, per l’eczema scaglioso per  l’intertrigine delle mucose.
  • Si suggerisce dove non si riescono a rimarginare le cicatrici dopo gli interventi chirurgici oppure altri difetti della pelle e dei tessuti.
  • Nella medicina oftalmica – dopo la keratoplastica (operazione degli occhi, durante la quale si sostituisce la cornea oscurata con la transplantazione).
  • Per il  tracheoma della cornea – la forma pesante della congiuntivite, causata dalle chlamydie.
  • Per la sindrome di Basedow – la malattia della tiroide più diffusa, che colpisce soprattutto le donne. Questa malattia è causata da processi autoimmunitari.
  • Alle donne modifica la quantità degli ormoni generativi, migliora così il suo stato sanitario e soprattutto quello psichico.
  • Nel caso della distrofia muscolare e organica – disfunzione alimentare, ovvero  interazione delle sostanze nelle cellule, tessuti e organi. Per esempio la più conosciuta è la distrofia del fegato (epato distrofia) e distrofia muscolare.
  • E’ un buon aiutante dell’artrosi, la nefrite e dell’ apparato urologico.
  • Forte sostegno dell’ immunità e auto terapia del corpo. Per tutte le diagnosi oncologiche, soprattutto nei casi di tumori al cervello e tumori nell’ intestino.

VITAMINA E

E’ una perfetta medicina per il cuore, problemi muscolari,e cosiddetti problemi femminili. Della vitamina E si sa, che con  il suo consumo l’aumentato si riescono curare  tale malattie come è la nefrite, tromboflebitida, l’infiammazione delle vene, ustioni. Poi è un buon medicinale anche per le ulcere
Vitamina E- mantiene la pelle viva, elastica e morbida, aiuta sanare, fino della sparizione di cicatrice, guarisce le ferite  insanabili. Con l’uso della vitamina E prendete anche la voglia di vivere, vi sentirete pieni di energie, vi si alza vostro sex-appeal. In qualunque modo con l’ uso di questo vitamina potrete spostare l’inizio della menopausa al 55-59 anni della donna. Dorante la menopausa è questa vitamina importante per curare le complicazioni quale la menopausa accompagna, per esempio- mal di testa, vampate, hysteria (la difesa psichica abbassata) Questa vitamina funziona lentamente ed è necessario usarla di lunga durata, anche se per le malattie coronarie, per esempio sclerosi delle vene è miglioramento apparente gia dopo 10-15 giorni. Nelle malattie gravi, come  la nefrite,l’ulcere di gambe,la febbre reumatica etc. e l’ascensione persistente dopo 15 e più settimane.

VITAMINA B1 – Tiamina Altra vitamina quale e contenuta sovente nel’ olivello spinoso è la vitamina B1-Tiamina, di quale si puo dire, che non manca mai alle persone ottimiste. Thiamina  mantiene l’uomo fresco,protegge dalla stanchezza, migliora la memoria, e mantiene fibre neurotiche nella buona condizione, aiuta la digestione. Con la Tiamina-vitamina B1 abbiamo tutti il problema, perché il corpo non sa tenerlo in provvisione, e per di più ha nel nostro corpo molti nemici, per esempio il nitrite carbonica (CO2) la pian piano liquida e il caffè è letteralmente il serial killer della Thiamina. Di questa vitamina per di più abbiamo bisogno nelle grande quantità ,soprattutto grande consumo hanno i bambini in crescita e tutti le persone, che ricevono dalla alimentazione molti dolci,alimenti farinosi e  robe con coloranti. Ulteriormente hanno grande consumo le donne in menopausa, oppure le donne, che non hanno più le ovaie. Con la mancanza di vitamina B1 soffre anche la nostra memoria, conseguenza è dopo cosiddetta memoria corta, soffriamo dell’ insonnia, insicurezza ,non sappiamo concentrarsi. Soffriamo all’improvvisi  di cambiamenti di pressione e del battito, delle depressioni  e  delle malinconie.

VITAMINA B2 – Riboflavina aiuta bruciare i zuccheri e corregge meccanismi energetici. La mancanza della Riboflavina crea piccoli corrugamenti e le rughe  radiali, soprattutto sopra il labbro inferiore. Inquantochè abbiamo in corpo poca riboflavina, ci molesta anche bruciore nel occhi,.Frequente sono anche i capelli grassi. Riboflavina è anche un elemento importante per il sviluppo del cervello dei bambini.

VITAMINA B6 – Pyrodixina Interessante è la quantita della Vitamina B6-Pyrodixina, questa vitamina è una del piu importanti  sostanze per il giusto metabolismo di triptofano, che è uno dei aminoacidi basali da quali si sviluppano proteine. Vitamina B6 é per questo processo indispensabile.

Li hanno bisogno soprattutto:

  • le donne che usano l’ anticoncezionale, opurre l’estrogeno in altra forma
  • le donne incinte, anzitutto alla fine della gravidanza
  • le donne nel punto culminante della produzione dell’estrogeno,  durante il periodo del secondi due settimane del ciclo mestruale.
  • tutti, che l’usano medicinali con steroidi, per esempio – cortizone
  • persone con diabete
  • qualora mancha alle persone, che non riescono dimagrire

Uno dei sintomi della mancanza di questa vitamina è  leggero formicolio delle mani e sbattimento delle palpebre, a fianco si manifesta l’ insonnia e smemoratezza.

VITAMINA C e VITAMINA P – Bioflavonoid

Olivello contiene anche ponderabile quantità della vitamina C e vitamina P, questa vitamina é multicomponente e per noi sono moltissimo interessanti le sostanze routine e citrin (flavonoidi) la mancanza di questi flavoidi può portare nei casi critici fino al creazione dei tumori nel cervello. Ma soprattutto e più spesso la mancanza di questi flavoidi crea la fragilità degli capillari. Allora si creano facilmente i ematomi e cuperosi. Le persone con la loro mancanza inclinano per varici, emmeroidi e ulcere. Rutina é in questi casi soprannominati, l’espediente  perfetto e l’indispensabile. Oltre aiuta nell’ emorragie in gravidanza, in aborti spontanei e malattie reumatiche. Citrina é importante per il  giusto funzionamento e conservazione della vitamina C nel corpo.

VITAMINA K

Vitamina K  é importante per la giusta coagulazione del sangue e per la formazione dei protroimoidi, questo processo si sviluppa in fegato,ma soltanto se è sano.

VITAMINA A

Nell’ olivello spinoso si trova anche altra vitamina importante per la vita, la vitamina A- questa vitamina e sempre presente in tutti processi che sucedono  nel corpo. E importante stesso modo sia per la salute sia per la bellezza. Per il funzionamento giusto dei occhi, ma anche per l’ aspetto sano della pelle. La sua presenza e anche molto importante per il funzionamento dei genitali e poi, quello più importante, e una delle  sostanze basali, che impedisce formazione dei tumori e influenza la loro guarigione.
La mancanza della vitamina A si dimostra con prurito insistente della pelle, soprattutto sul gomitoli e sulle ginocchia,sotto ginocchia ma anche sul tutte l’estremità (cosi detta pelle d’oca). Oltre nel altri sintomi della carenza di Vitamina A possiamo intercalare ,sensibilità alla luce, bruciori sotto occhi. Agli bambini si può arrivare fino l’arresto della crescita e del sviluppo totale.

SEROTONINA

Altra sostanza contenuta nell’ olivello spinoso è l’alcaloide hippopheina, dalla quale si sviluppa biologicamente la serotonina, che ha effetto come antidepressivo e contro tumori, soprattutto i tumori al cervello.

Fonte


Lucio Dalla – 4/3/43

Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare…
parlava un’altra lingua…
però sapeva amare;

e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato..
l’ora più dolce
prima di essere ammazzato.

Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l’unico vestito
ogni giorno più corto,

e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
m’aspetto’ come un dono d’amore
fino dal primo mese.

Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!

e stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
col bimbo da fasciare.

E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.

Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
e’ tutto in questo nome
che io mi porto addosso.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

Mie versiunea de mai sus nu-mi place in mod deosebit, prefer o alta. Aceasta imi place ca si aranjament muzical, dar ca videoul ma dezamageste.


Dalida – 4/3/43

Minimalism Provence – Jean-Michel Wilmotte

Tra i vigneti bordati di cespugli di rose, Bernard e Françoise Teillaud, hanno acquistato lo Chateau Sainte Roseline, abbinando alla storia antica della casa, con muri e archi del XII secolo, lo stile contemporaneo, con interni lineari e squadrati. Aiutati dall’architetto Jean-Michel Wilmotte, i Teillaud, collezionisti d’arte, hanno privilegiato un arredamento moderno, con divani e poltrone francesi inseriti tra le tonalità di bianco, sabbia e crema degli ambienti.

minimalism cu influente provensaleminimalism cu influente provensale

Fotografii semnate Bernard Touillon.

Elisa – Ti vorrei sollevare (con Giuliano Sangiorgi)

Mi hai lasciato senza parole
come una primavera
e questo è un raggio di luce
un pensiero che si riempe
di te
E l’attimo in cui il sole
diventa dorato
e il cuore si fa leggero
come l’aria prima che il tempo
ci porti via
ci porti via
da qui
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
Mi hai detto ti ho visto cambiare
Tu non stai più a sentire
per un momento avrei voluto
che fosse vero anche soltanto
un pò
Perchè ti ho sentito entrare
ma volevo sparire
e invece ti ho visto mirare
invece ti ho visto sparare
a quell’anima
che hai detto che non ho
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei ritrovare
vorrei viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore
Ti vorrei sollevare
Ti vorrei consolare
e viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore
e viaggiare su ali di carta con te
sapere inventare
sentire il vento che soffia
e non nasconderci se ci fa spostare
quando persi sotto tante stelle
ci chiediamo cosa siamo venuti a fare
cos’è l’amore
stringiamoci più forte ancora
teniamoci vicino al cuore

Tinute

Culorile mele

Cand am inceput sa lucrez la acest blog ma tot gandeam la mov, roz, bej, dar in mod special mov. Sau lila. Oricum n-am inteles inca care e diferenta dintre ele.  Cam asa:

Iar de cateva zile ma tot surprind cum alunec obsesiv inspre blu, maro (care iarasi imi placuse candva tot obsesiv), culoarea mustarului, o culoare pe care pana acum o ocoleam, imi placea, dar niciodata nu m-am gandit ca ar putea sa fie “imbracabila”. Si-mi place. Daca-mi aduc bine aminte cand eram de vreo 12-14 ani am avut  cateva astfel de articole de imbracaminte, balerine, pantaloni, geaca ocru. Mie-mi placeau, dar prea ma vedeam ciudata imbracat astfel. Ciudata raportandu-ma celorlalti. Acum nu mi-as mai parea ciudata, doar m-as recunoaste. Acum am curajul sa-mi asum gusturile, senina, eleganta.

Si am sa revin mai tarziu cu o serie de articole de imbracaminte pe care am pus ochii, am nevoie sa le “rumeg” pentru a putea decide pe care sa-l achizitionez.

Daca vreti sa va jucati cu culorile:

http://www.colourlovers.com/

Chris Simpson – Southern Hemisphere

http://www.chris-simpson.com/

Fotografii vandute chiar si pentru 1500 £.

Imi plac.

Parolat: Cicely Mary Barker – Festa al chiaro di Luna

Acest articol este protejat de parolă. Ca să-l vezi, te rog introdu parola:


Parolat: Ea

Acest articol este protejat de parolă. Ca să-l vezi, te rog introdu parola:


Ceasuri

De aproximativ zece ani nu am mai purtat un ceas, de cand mi-am cumparat celular, ceasul vechi de mana s-a stricat si l-am abandonat intr-un sertar. Noroc ca nu l-am aruncat, acum imi face placere sa ma uit uneori la el, sa-mi amintesc anii in care-l purtam. Un ceas ieftin, cumparat de mama mea, probabil ea pentru posibilitatile ei materiale l-a platit mult, dar e un ceas care e departe de valoarea unui Vacheron Constantin. Probabil candva il voi recupera. Si incerc sa-mi aduc aminte cu disperare ce ceas am primit de ziua mea, cand am implinit sapte ani. A fost primul meu ceas, un ceas rusesc, considerat foarte bun. Matusa mea mi l-a oferit in numele ei si-a unchiului, imi aduc aminte cum m-a luat deoparte si mi l-a pus pe mana spunandu-mi sa am grija de el. Nu-l fixasem bine pe mana, inca il mai priveam fascinata ca am auzit poarta de la curtea bunicilor, cinava intra, era postasul. Ne aducea prima pensie de urmasi. Si cat as vrea sa stiu ce ceas era, acum l-as cauta, foarte probabil, si as cumpara unul identic. Acum, nu stiu peste o zi cum as gandi, dar acum l-as cauta si cumpara pentru a recupera, retrai fetita din mine.

Ei…si asa. Dupa cautari care s-au intins in arcul a trei zile (doar atat!?!) am decis oarecum. Nu-s eu pentru un Vasheron Constantin. N-am bani de vila. Vascheron Constantin e una din expresiile unui anumit nivel de trai, a unei elegante pe care eu n-am atins-o. Ramane un obiect drag pentru mine, de cult si doar atat. Am sa ma bucur deseori privindu-l admirativ, stie eu…, promitandu-mi ca intr-un viitor dupa ce voi pune pe picioare casa pe care o visez cu ardoare sa-mi cumpar si ceasul perfect pentru mine.

Asa… si mai am ceva drag la ce sa visez, si cum totusi am nevoie de un ceas am sa ma uit sa vad ofertele din marile magazine, cautand un Fossil, o alta marca care-mi place mult si care, de aceasta data, se incadreaza foarte bine bugetului meu, tinutelor mele cumparate mult la preturi de bonprix.

O eventuala achizitie

sau asta

Iar intre timp am sa-mi comand un ceas de la Bonprix, sunt unele care chiar imi plac.

Si sa nu uit ceasurile Emka, care-mi plac foarte mult prin linia lor clasica.

Le-am gasit la niste preturi care ma intriga, 25 – 29 euro. Dar firma produce si ceasuri de 1200- 6000 euro.

Si un ultim site pe care-l gasesc foarte util, din pacate inscrierile pe site le pot face doar jurnalistii. Are pretentia sa listeze toate firmele elvetiene producatoare de ceasuri.

Bio-dansul

Nu cunosc denumirea in romana asa ca am indraznit si i-am spus Bio-dansul. E ceva despre care imi povestea un amic acum 3 ani si mai bine, imediat dupa ce s-a nascut Bendis. Era un barefooter, a venit la noi intr-o vizita, ne cunosteam de pe un forum de parenting in italiana. A venit din Lugano ca sa ne cunoasca. Si in timp ce-o alaptam pe Bendis el dansa cu Felix, se lasa condus de muzica, repargurgea un parcurs, de aceasta data langa Felix, incercand sa construiasca ceva ce i-a lipsit candva, daruind si primind. Fain, acum ca povestesc mi-e asa un dor de el, nu mai stiu nimic despre el, Andrea.

Ei, si el mi-a povestit despre biodanza si ma indemna sa dansez cu copiii, nu tehnic, nu cautat ci sa ma abandonez acestora, sa le permit sa se abandoneze mie pe ritmuri dragi mie, copiilor, ritmuri care ne-au domesticit.

Biodanza. Parcursul care conduce inspre sanatate (eu cand ma refer la sanatate am in vedere un sens plenar, sanatatea psihoafectiva, sociala, emotiva, pe langa cea fizica, tot!) e cel care permite, ne permite sa exprimam toate potentialitatile noastre de baza, care in biodanza sunt: vitalitatea, sexualitatea, creativitatea, afectivitatea si transcendenta.

Potrivit lui Rolando Toro, creator al Sistemului Biodanza, potentialul nostru genetic se  exprima in jurul acestei trame compusa din 5 functii, comune fiecarei persoane a carei dezvoltare e legata de experientele pe care le-a trait in prima copialarie si pe care le uita, dar care o urmaresc pentru toata viata sa in ceea ce priveste comportamentul sau, sanatatea sa existentiala.

Vitalitatea e in relatie cu primele experiente de miscare, primele perceptii ale energiei vitale.

Sexualitatea e in relatie cu diversele deprivari subite in prima copilarie si e data de tipul de contact fizic avut in aceasta perioada.

Creativiattea e in relatie cu libertatea avuta in prima copilarie, libertate de-a explora lumea, de-a expreimenta viata si pe sine.

Afectivitatea e in relatie cu sensul interior de siguranta si hranire a acestuia de catre persoana care s-a ingrijit de copil. Depinde de faptul, masura in care se putea sau nu trai senzatii de armonie existentiala, de masura in care se participa activ in ambient.

Toate persoanele dezvolta in cursul vietii lor toate aceste cinci functiuni fundamentale. Din pacate unele fixeaza un aspect, o functiune in maniera pregnanta in defavoarea celorlalte. Biodanza favorizeaza, stimuleaza acele functiuni care sunt putin dezvolatate in scopul de-a le (re)integra persoanei, de-a le armoniza, echilibra intre ele.

Acest post mi-a fost inspirat de Daniela, careia ii place mult Mercedes Sosa pe muzica careia cunosc persoane dragi mie care practicau Bio-dansul. Ceea ce faci tu, Daniela, cu fetita ta, ii canti, te lasi miscata interior, ca pe urma sa te lasi condusa exterior, muzicii lui Mercedes se cheama Bio-dans. E datator de viata, de echilibru, construieste.

Iti multumesc!

Violeta Parra – Gracias a la Vida

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me dió dos luceros, que cuando los abro

Perfecto distingo, lo negro del blanco

Y en el alto cielo, su fondo estrellado

Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado el oído, que en todo su ancho

Graba noche y día, grillos y canarios

Martillos, turbinas, ladridos, chubascos

Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado el sonido, y el abecedario

Con el las palabras, que pienso y declaro

Madre, amigo, hermano y luz alumbrando

La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado la marcha, de mis pies cansados

Con ellos anduve, ciudades y charcos

Playas y desiertos, montañas y llanos

Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me dió el corazón, que agita su marco

Cuando miro el fruto del cerebro humano

Cuando miro el bueno tan lejos del malo

Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado la risa y me ha dado el llanto

Así yo distingo dicha de quebranto

Los dos materiales que forman mi canto

Y el canto de ustedes, que es el mismo canto

Y el canto de todos, que es mi propio canto

Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

Versurile apartin Violetei Parra si au fost scrise cu putin timp inainte de-a se sinucide. E unul dintre cele mai frumoase imnuri impotriva razboiului. Superb!

Mercedes Sosa – Gracias A La Vida

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me dió dos luceros, que cuando los abro

Perfecto distingo, lo negro del blanco

Y en el alto cielo, su fondo estrellado

Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado el oído, que en todo su ancho

Graba noche y día, grillos y canarios

Martillos, turbinas, ladridos, chubascos

Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado el sonido, y el abecedario

Con el las palabras, que pienso y declaro

Madre, amigo, hermano y luz alumbrando

La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado la marcha, de mis pies cansados

Con ellos anduve, ciudades y charcos

Playas y desiertos, montañas y llanos

Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me dió el corazón, que agita su marco

Cuando miro el fruto del cerebro humano

Cuando miro el bueno tan lejos del malo

Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto

Me ha dado la risa y me ha dado el llanto

Así yo distingo dicha de quebranto

Los dos materiales que forman mi canto

Y el canto de ustedes, que es el mismo canto

Y el canto de todos, que es mi propio canto

Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

Gabriella Ferri – Grazie alla vita

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto,

Mi ha dato due occhi

Che quando li apro

Chiaramente vedo

Il nero e il bianco,

Chiaramente vedo il cielo alto

Brillare al fondo,

Nella moltitudine L’uomo che amo.

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto,

Mi ha dato l’udito

Così certo e chiaro

Sento notti e giorni

Grilli e canarini

Turbini martelli

E lunghi pianti di cani

E la voce teneradel mio amato

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto,

Mi ha dato il passo

Dei miei piedi stanchi

Con loro ho attraversato

Città e pozze di fango

Lunghe spiagge vuote

Valli e poi alte montagne

E la tua casa la tua strada

Il tuo cortile

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto,

Del mio cuore in petto

Il battito chiaro

Quando guardo il frutto

Della mente umana

Quando vedo la distanza

Tra il bene e il male

Quando guardo il fondo

Dei tuoi occhi chiari

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto

Mi ha dato il sorriso

E mi ha dato il pianto

Così io distinguo

La buona o brutta sorte

Così le sensazioni che fanno

Il mio canto

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto

Proiect design interior

Aaaa…inca nu-i gata, doar sa am si io o imagine a ceea ce se leaga, pentru mine. Ca sefei nu-i place, ma crede cu pitici pe creier, nu ca nu as fi.

La ragazza di Bube

Un film intens. L-am vazut aseara dupa ce Andrei imi spusese ca trebuie sa fie bun. Citise cartea candva, inainte de-a ma cunoaste pe mine si-i placuse. Am ales intentionat scena de mai jos, aceea cand vin prietenii sai, fosti partizani sa-l ridice cu masina pentru a-l ascunde dupa o crima impins fiind interior.

Atunci mi-am spus “ce prostie, sa-ti sacrifici viata pentru niste idealuri, camarazi, partid si popor; ea acum ce face?”. Surprinzator, pentru mine, care consider ca-s o egoista notorie gandindu-ma doar la confortul meu interior si al familie, dupa mine putand sa dispara (ca sa ma exprim elegant) tot ceea ce-i cu puzza de nationalism, orgoliu national si orice ideologie menita sa “salveze omul”. De fapt, din toate dispare Omul, ramane doar ideologia. Era prea tarziu pentru Bube cand a inteles, dar si-a asumat trecutul. Admirabil Bube, admirabila draga de Mara care dincolo de iubire a actionat responsabil nu atat fata de ea (renuntase la iubirea ei pentru Stefano, la siguranta pe care ar fi avut-o la adapostul iubirii lui Stefano) cat fata de Bube, care fara sa vrea o obligase interior sa-i ramana fidel “Tu esti singura persona pe care-mi face placere sa o vad, ma simt vinovat doar fata de tine.” (incepand cu min. 6). Impresionant si jocul actoricesc al Claudiei, mometul in care vroia sa depuna marturie in favoarea lui. Si inca o data notabila calitatea, genialitatea acelor actori capabili sa sustina prin jocul lor actoricesc un intreg film, o intreaga trama.

Si placut pentru mine sa nu ma descopar singura “egoista” capabila sa gandeasca astfel.

Impresionant filmul, plin de poezie, menit sa nasca chiar si nostalgie privind manierele simple, intense de-a trai, consuma viata. Cu demnitate, constanta si substanta. Fain.

Cu Claudia Cardinale, George Chakiris, in regia lui Luigi Comencini, realizat in 1963 dupa un roman devenit cult cu titlul omonim “La ragazza di Bubbe”, autor Carlo Cassola.

Alida Chelli – Sinnò me moro

Videoul e de o foarte proasta calitate ca si imagine, dar e cea mai reusita versiune audio.  A trebuit sa fac un compromis, dar merita.  Melodia e superba.

Amore, amore, amore, amore mio,
‘n braccio a te me scordo ogni dolore.
Voglio resta’ co’ te sinno’ me moro,
voglio resta’ co’ te sinno’ me moro.
Voglio resta’ co’ te sinno’ me moro.

Nun piagne amore, nun piagne amore mio,
nun piagne e statte zitto su sto cuore.
Ma si te fa soffrì, dimmelo pure
quello che m’hai da di’, dimmelo pure.
Quello che m’hai da di’, dimmelo pure.

Te penso amore, te penso amore mio,
sei partito e m’hai lasciata sola.
Ma tu non sai che sento nel core mio,
ce penso s’e’ nel tuo che me consola.
Ce penso s’e’ nel tuo che me consola.

Parolat: Parcul Sigurtà – Fotografii de familie

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Parco Sigurtà – Eremo

Parco Sigurtà – Dragon

Nu-mi mai aduc aminte ce era, acum imi pare sa fie corpul unui sarpe-dragon. L-am numit dragon.

Parco Sigurtà – Banca

O veche “obsesie” de  a mea. Banca.

Parco Sigurtà – Nufar alb

Parco Sigurtà – Peisagistica

Parco Sigurtà – Nuferi in soare

Foarte neclara, arsa, dar imi plac culorile mult.

Parolat: La munte – Esino Lario – Cainallo

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Proiezione e relazione nel bambino

Il gatto ha sempre costituito, fin dai tempi più antichi, un animale dove l’uomo ha visto, in maniera spesso discordante, l’incarnazione di “simboli”: demonio, dio venerato, portatore di sciagure e di disgrazie, oppure tenero peluche da accarezzare. Tutt’oggi permane questa situazione: per molti sinonimo di sventura; eppure, davanti all’espressività di un gatto, come non sentire richiami affettivi ed il bisogno di accudimento? Questi interrogativi ci rimandano ad un elemento fondamentale nella dinamica del rapporto tra l’essere-umano e l’animale-gatto e cioè il concetto di “proiezione”, importante perché ci permette di capire più chiaramente la dinamica del rapporto tra il bambino e il gatto.

Nella proiezione (che per la psicologia è un meccanismo di difesa) la persona “investe” di significato un oggetto (in questo caso il gatto) secondo un proprio bisogno. L’oggetto non viene più percepito per quello che realmente è ma per quello che “rappresenta”; questa immagine non è altro che la “trasposizione” di un vissuto interiore su un oggetto esterno. Pensiamo un attimo a come mai un gatto attiri così tanto su di se l’interesse di giovani coppie senza figli: il suo morbido pelo e i suoi occhi espressivi non fanno altro che richiamare l’immagine di un bambino dolce e bisognoso di coccole. Ma una cosa è certa: il gatto non è un “peluche” inanimato ma un essere vivente con le sue caratteristiche e le sue peculiarità.

Da ciò emerge l’esigenza di tener presente un altro elemento importante accanto a quello di proiezione: “la relazione”. Con l’animale si instaura infatti un rapporto dove c’è un reciproco scambio, basato sui reciproci bisogni. Come tutte le relazioni, questo rapporto a volte può essere fonte di sofferenza ma, se c’è amore e non strumentalizzazione, ci arricchisce e ci aiuta ad affrontare in modo migliore il quotidiano. Proprio per questa valenza il rapporto tra il bambino e il gatto assume un valore decisamente evolutivo. Attraverso “l’identificazione” il gatto assume per il bambino caratteristiche proiettive e di identificazione.

Dall’analisi dei disegni di bambini di 5 anni emerge chiaramente l’aspetto dell’identificazione e della proiezione di elementi legati alla propria storia ed alla propria immaginazione. Abbiamo così gatti su un tappeto volante con il fiocchetto in testa che scappano di casa, così grandi da poter essere cavalcati. Ecco il gatto per il bambino: un animale quasi “magico” in un luogo di fantasia spesso rappresentato in modo più variegato rispetto al suo eterno nemico, il cane.

Il bambino ha con il gatto una relazione per la quale deve rispettarne i limiti e le peculiarità per poter essere corrisposto. Riuscire ad instaurare un rapporto positivo con questo animale basato sul rispetto aiuta il bambino a superare il suo egocentrismo e a compensare eventuali lacune affettive, legate talvolta a situazioni frustranti (per esempio l’arrivo di un fratellino) mediante i meccanismi dell’identificazione e della proiezione.

Potremmo concludere sostenendo, ancora una volta, che avere in famiglia un animale, gatto, cane, uccellino che sia, è decisamente un’esperienza consigliabile, sempre che i genitori siano pronti a recepire e a trasmettere al bambino tutte quelle valenze positive che questo rapporto potenzialmente ci può offrire.

Fonte: Ciao.Pet.com

Rapporto cane – bambino: una diade per uno sviluppo maturo

Nella società moderna il ruolo degli animali da compagnia è diventato centrale rispetto al passato e l’animale è sempre di più presente nella vita dell’uomo: ne è testimonianza l’aumento quasi logaritmico di animali come gatti, cani, pesci, uccellini ed altri ancora che, a diverso titolo, sono entrati a far parte dei nostri nuclei familiari. Numerosi ricercatori hanno impegnato molta parte del proprio lavoro a studiare l’impatto degli animali da compagnia sulla vita dei bambini (Beck & Katcher ; Cain ; Condoret ; Fox ; Fraser ; Levinson ; Mallon ; Melson ; Ross ; Smith ).

Molti di questi studi indicano che gli animali giocano un ruolo estremamente importante nella socializzazione e nella vita del bambino in genere, al punto da costituire una vera e propria diade, cioè una biunivocità dei concetti. Spesso la presenza di un “pet”, soprattutto nelle prime fasi della vita umana, può contribuire ad influenzare la “formazione delle impressioni”, come atteggiamenti ed emozioni nei confronti di persone accompagnate da animali rispetto ad altre che non lo sono.

I meccanismi psicologici su cui si fonda tale ipotesi sarebbero basati soprattutto sulle sensazioni di familiarità, somiglianza ed apprendimento collegate all’animale, che possono determinare una sorta di empatia con lui e con tutto ciò che vi è associato. Il rapporto che si stabilisce tra i due è fondato sull’affetto senza ambivalenza, un’intima affinità e un’indiscussa solidarietà. Beck & Katcher hanno affermato che nella prima fase di crescita del bambino, l’animale acquista alcune caratteristiche della madre ideale: ama in modo incondizionato, è devoto, attento, leale, comprensivo, non giudica e non punisce i suoi errori. Insomma tutti elementi che caratterizzano la relazione simbiotica primaria con la madre (Erickson ).

Tuttavia, quando il bambino comincia a diventare adulto, il processo di separazione dalla madre, legato alla nascita della propria individualità, produce un senso di ansia da separazione che l’animale riesce a far superare rendendolo consapevole dell’evoluzione appena compiuta (Perin ).

E qui apro una breve parentesi per spiegare che non dobbiamo commettere il grave errore, che spesso purtroppo facciamo, di considerare il proprio amico a quattro zampe, un uomo, perché ciò significherebbe decretarne la sua morte; parimenti considerarlo un oggetto comporta la stessa identica fine. In effetti gli adulti tendono ad attribuire delle caratteristiche umane agli animali, mentre i ragazzi, invertendo il processo, attribuiscono qualità umane agli animali. L’antropomorfizzazione e l’oggettualizzazione rappresentano i rischi maggiori per la vita sana dell’animale, ma anche per il suo compagno umano i rischi sono concreti: i rischi di perdere la possibilità di vivere un’esperienza unica, di grande arricchimento emotivo, culturale ed affettivo che solo da un rapporto di reciproco rispetto e considerazione, può provenire. Molte persone considerano il proprio animale come un membro effettivo della famiglia, includendo addirittura le sue foto nell’album di famiglia, così come dimostra un’indagine condotta da Cain & Ruby , secondo cui su 60 famiglie intervistate l’87% riteneva l’animale un componente del nucleo familiare: “family members not only interact with their pets in their own characteristic manner, but they also interact with each other in relationship to the pet”.

“Affinché la relazione sia costruttiva” ha commentato il Dottor Valerio Jarussi, veterinario perfezionato in etologia “è necessario che essa sia alimentata e sostenuta da una capacità di comunicazione reciproca e che tra l’uomo e l’animale il dialogo è possibile solo se il primo capisce che non deve essere lui ad insegnare all’animale una sintassi antropomorfa, ma deve sforzarsi di decodificare i suoi segnali e i suoi codici.”

In particolare per quanto riguarda il rapporto uomo-cane, una diade che per mantenersi viva, deve essere dinamica, evolutiva, deve esprimere un rapporto dove, nel rispetto delle singole specificità, dove la vita possa fluire liberamente poiché liberamente scelta. Non dimentichiamo che l’elemento fondante la sana vita psichica di ognuno di noi è il movimento, regolarmente svolto nell’arco della vita, espresso dall’energia prodotta da questo.

Ma ritorniamo ad analizzare più attentamente il rapporto cane – bambino. Un cucciolo separato dalla madre ha in comune con il bambino la dipendenza dall’adulto per la sua sopravvivenza nei primissimi mesi di vita. Ma se il “cucciolo d’uomo”, per l’evoluzione della propria specie, sarà destinato a mantenere a lungo la propria dipendenza dai genitori, il compagno cane, con la sua autonomia e per un ciclo di vita più breve, preme perché il cucciolo di uomo si appropri al più presto della sua indipendenza. Avere un figlio e adottare per lui un cane è un impegno estremamente complesso e faticoso, ma alla lunga un’esperienza di grande arricchimento emotivo.

Il bambino che cresce con un cane assumerà nella relazione, via via che il cane cresce con lui, ruoli diversi, cimentandosi ad essere genitore quando il cane sarà piccolo e bisognoso di cure, coetaneo nell’infanzia di entrambi; figlio nell’essere presente alla sessualità adulta nella procreazione dell’animale e nelle cure rivolte ad esso nella inesorabile decadenza della vecchiaia.

La separazione dovuta alla morte del cane, infine, pur rimanendo un evento dolorosamente luttuoso nell’esperienza vitale del bambino, preludio di altri distacchi e separazioni nel corso della vita di questi, rappresenta un importante banco di prova. Nella realtà triste di questo evento, più di tutti gli altri vissuti con il proprio cane, il bambino imparerà ad affrontare, nel suo piccolo immenso dolore, le prove grandi che la vita gli presenterà. Imparerà ad accettare da questa sia la ricchezza emozionale della gioia quanto quella formativa del dolore, legato all’essenza della vita stessa, quando è vissuta pienamente. Indifferentemente dal fatto che “l’amico” sia stato presente per lungo tempo nella vita del suo padroncino, la sua perdita lo introduce ad un concetto assai delicato, che spesso i genitori non sanno affrontare nel giusto modo. Già intorno ai 5 – 7 anni i bambini sono in grado di comprendere che la morte è uno stato irreversibile che comporta la cessazione di tutte le funzioni vitali; che la morte è una tappa inevitabile per ognuno di noi. Allora è inutile nascondersi dietro i classici eufemismi: “E’ andato a vivere da un’altra parte” “E’ fuggito” “E’ andato a dormire”, e così via dicendo. Sarebbe invece più corretto educare fin da piccoli i bambini a comprendere questo concetto, per quanto doloroso, dandogli delle risposte più semplici possibili.

Ogni età del bambino può essere arricchita dalla presenza di un cane, proprio per le infinite sfumature di significato che questo può assumere per lui, in ogni fase della sua crescita. Addirittura, a volte, la presenza costante di un cane accanto ad un bambino può essere meno pericolosa di quella di un genitore onnipresente e iperprotettivo.

Nella primissima infanzia, il “cucciolo d’uomo” e il cucciolo di cane, nella similarità dei loro bisogni, vagano carponi. Quando il bambino è piccolissimo spesso gioca ripetutamente al lancio degli oggetti cercando di padroneggiare con ciò, nella scomparsa e nella susseguente riapparizione di questi, il concetto dell’assenza. E’ questa una delle prime acquisizioni simboliche. Al posto della madre c’è l’idea di questa, che a volte è presente, a volte no, a seconda delle esigenze lavorative o di fortuite della realtà. Questo gioco ritmico di cui il bambino prende possesso, ha il significato di fargli controllare, l’immagine stabile della madre, anche quando non c’è: se qualcosa scompare alla vista, prima o poi ritorna sempre. E’ un gioco di costruzioni interne di speranze e aspettative certe, affidate ad un oggetto simbolico, che sta al posto di un altro più importante a livello vitale. Spesso l’adulto non capisce questo gioco e si stanca di raccogliere gli oggetti; così, quando è possibile, li lega ad un filo perché tirandolo il bambino possa riprenderseli. Nel cane, invece, vi è il codice della caccia, relativo al comportamento adattivo per la sua sopravvivenza, fissato nel gioco del lancio di un oggetto, che il cane quasi sempre si appresta a recuperare. Non a caso è uno dei primi giochi sfruttati negli addestramenti praticati con i cuccioli, che hanno anche loro un periodo di estrema permeabilità all’apprendimento, passato il quale rimane più difficile educarli. Cucciolo d’uomo e cucciolo di cane, si trovano in questo stadio, su un livello di comunicazione analoga, complementare. Il bambino ha bisogno di lanciare oggetti, ma non è in sempre in grado di poterli recuperare. Il cane ha bisogno di imparare ad afferrare un oggetto in movimento, in base all’istinto innato di recupero della preda. Allora entrambi hanno bisogno, per cimentarsi in queste attività importanti a livello cognitivo, pur nella diversità di specie, di qualcuno che avvii e mantenga la relazione. In questo caso si compensano l’un l’altro, nasce un rapporto di complementarità. Se un cane gioca con un bambino piccolo che continuamente gli getta dal seggiolone la sua pallina o gliela butta lontano quando cammina a gattone, il loro rinforzo sarà reciproco e dettato solo dalla voglia di giocare assieme. L’andare ed il tornare indietro gioioso del cane renderà il bambino padrone del senso dell’assenza, a cui seguirà sempre una festosa presenza, al posto di un adulto stanco di raccogliere continuamente lo stesso oggetto. Un bambino cambia e varia un gioco spontaneamente perché, oltre alla voglia di esercitarsi in un’abilità, ha anche voglia di esplorare, proprio per i processi cognitivi di assimilazione e di accomodamento degli schemi operativi di questo periodo di crescita. Anche il cane, d’altro canto, ha voglia di imparare. Non c’è nessuna volontà cosciente nelle regole del gioco che il bambino propone e il cane apprende, ma solo il loro grande divertito affiatamento. Infatti il cane anticipa le traiettorie degli oggetti caduti e nascosti momentaneamente alla vista, grazie al comportamento di stanamento della preda, che nei cuccioli ha ancora una valenza di gioco. Spesso i bambini che sanno già camminare si trascinano dietro un giocattolo legato ad una cordicella. E’ come se, di fronte all’emozione della scoperta capacità di camminare, sopraggiungesse la consapevolezza di essere separati, soli.

Il gioco, ancora una volta, rappresenta una simbolizzazione di uno stato d’animo, una specie di compromesso tra l’essere indipendenti, il camminare e il rimanere in qualche modo legati. E’ l’identificazione proiettiva della propria separazione dalla madre. Il bambino, desiderando mantenere il legame precedente che aveva con lei, trascina un oggetto al cui capo estremo sta attaccato egli stesso. Anche il cane si porta al guinzaglio ma, a differenza dei suoi giocattoli, è vivo. Tira la fune, punta le zampe quando non vuol camminare, segue il padrone, corre in avanti oltrepassandolo, costringendolo ad allungare il passo. Questo esser vivo del cane, che non è un oggetto inerte che sta sempre solo dietro o che si lancia pesantemente a volte in avanti, ma che spesso precede e si allontana, proietta nel bambino l’immagine di un’altra possibilità: quella dell’esplorazione e dell’autonomia. Se casualmente lascia andare il guinzaglio, o l’animale lo strappa di mano al bambino, il cane corre in avanti libero, felice, salta e torna indietro scodinzolando per essere stato liberato. Invita, con il suo andirivieni, alla corsa, al gioco, alla competizione. Con questo suo andare e tornare, toglie al bambino la paura del distacco. La corda invisibile che lo lega all’immagine della madre, diventa un lungo elastico che, flettendosi sempre di più, a poco a poco si spezza. Separazione senza guinzaglio non è abbandono ma cambiamento; è camminare a fianco, andare avanti, poter tornare indietro, rincorrersi, afferrarsi, non perdersi.

Esperti terapisti infantili sostengono che gli oggetti inanimati, come le bambole, gli arnesi di terracotta, la plastilina, i dipinti realizzati di proprio pugno dai bambini stessi non sono molto amati. Esse sono cose non vive: non crescono, non mangiano, non rispondono, non devono essere curati, custoditi e nutriti. E i bambini, intuitivamente, capiscono che non c’è possibilità di instaurare con loro un rapporto. Il cane, invece, è vivo, richiede cure e attenzioni particolari, deve essere medicato, fatto giocare e amato. Diversamente dalla reazione verso le bambole, il bambino concepisce l’animale come parte integrante di se stesso e della sua famiglia. Il cane, infatti, svolge pienamente la sua funzione di elemento transizionale, legandosi affettivamente al bambino e avverte continue certezze e rassicurazioni che gli permettono di spingersi, fisicamente e mentalmente avanti, di andare oltre, rassicurandosi, esorcizzando la paura dell’ignoto, rinforzando il suo Io con la certezza della presenza dell’altro. I rischi che l’elemento transizionale si trasformi in feticcio affettivo sono nulli proprio per le caratteristiche di continua dinamicità e movimento. Sandra Triebenbacher , della East Carolina University, ha osservato come molti bambini scelgono proprio il cane, tra tutti gli altri, come l’oggetto transizionale in grado di fornire loro conforto, sicurezza e supporto emotivo. Children that interact with their pets in much the same way they do with transitional objects: rubbing, stroking, cuddling and kissing.

Il bambino ed il cane vivono la loro separazione-individuazione insieme, in un gioco degli specchi ove la loro immagine viene rimandata rovesciata e deformata, proposta al confronto e alla verifica del proprio giudizio e del giudizio dell’altro. Più semplice e rapido nel cane, questo processo è invece più doloroso ed esaltante (ma pieno di incognite) nel bambino.

I ruoli che ciascuno svolge all’interno del contesto di vita sono delineati già nelle posizioni assunte da entrambi nello spazio. Anche se il bambino a volte scende a quattro zampe e il cane si alza sulle due zampe posteriori, è solo una situazione momentanea, è una regressione che rende flessibili i ruoli nell’interazione, ma entrambi sono consapevoli sempre delle regole: è solo un gioco in cui ciascuno fa finta che… E’ la diversità dei contesti, dell’espletamento delle funzioni vitali e le loro modalità di esecuzione che sottolineano le differenze e allontanano il pericolo di confusioni d’identità nel bambino.

Il bambino, anche piccolissimo, riconosce nel cane l’elemento percettivo della coda, come attributo inconfondibile di diversità. E’ divertito quando vede il cane usare la zampa come mano nell’aprire le porte o porgerla come un saluto. Ciò significa che il bambino è consapevole della coda come segno dell’animalità del cane e della mano come attributo della propria specie, anche quando ancora non sa di appartenere alla specie degli umani. Li distinguono, inoltre, le manifestazioni delle emozioni attraverso gli schemi comportamentali corrispondenti che entrambi sanno interpretare e riconoscere; ma il bambino presto si accorge che il cane, anche se scodinzola di gioia, non potrà mai sorridere.

Anche le leggi legate ai rituali alimentari, escretori e i cicli di veglia e sonno, segnano per entrambi le regole degli imperativi della realtà sociale a cui devono tutte e due rispondere e che per la loro diversità li aiutano a contraddistinguersi. La formazione del super-Io nel bambino passa attraverso queste fasi, negli atti legati alle funzioni vitali. Ciascuno dei due, se vuole vivere bene nel contesto sociale che li accoglie, deve introdurre queste abilità nel modo, nel luogo e nel momento opportuno che viene loro richiesto. La paura di perdere l’amore dell’oggetto da cui dipendono, a causa delle disobbedienze e dei piccoli incidenti di percorso, sono comuni. Piuttosto la differenza sta nel fatto che il cane non è a conoscenza del fatto che se non si adegua alle leggi della convivenza con gli umani potrà essere abbandonato; mentre il bambino non sa, che se non si adegua presto, non sarà, per questo, abbandonato. I cani a volte mostrano una certa consapevolezza quando commettono una disobbedienza: abbassano la coda e le orecchie, strisciano a pancia a terra come per scusarsi, intuendo quale triste destino potrebbe piombargli addosso. Il bambino invece è più indifeso perché nessuna rassicurazione d’amore da parte dei suoi genitori può distoglierlo dal terrore irreale di perdere l’amore dell’oggetto. La tolleranza per il cane, può fungere allora da rassicurazione indiretta per il bambino, se nel corso dell’educazione ci sono dei piccoli incidenti.

Il cane, che è già adulto quando il cucciolo di uomo è divenuto bambino o ragazzo, con la sua sessualità permette al ragazzo, di riflesso, l’accoglimento e l’accettazione della sessualità dei genitori, oltre alla nascita di eventuali fratelli. Con la maturazione sessuale del proprio cane il bambino sarà chiamato ad assumere il ruolo di adulto responsabile della salute degli eventuali cuccioli. La speranza di divenire presto adulti sembrerà più vicina e meno irreale alla psiche del bambino vedendo il proprio cane divenire adulto nel pieno senso della parola, più che guardando i propri genitori.

L’impercettibile trascorrere del tempo, per un bambino, è ancora una sensazione soggettiva e la lontananza generazionale dei genitori appare incolmabile. Il problema, forse, sarà più per il cane, combattuto tra due amori: la lealtà per il suo piccolo amico rimasto indietro e la cagnolina della porta accanto. Ma per fortuna, per il suo piccolo amico, c’è la scuola, i coetanei, i compiti e la televisione, che salvano il cane da un amore troppo dipendente. Lo svolgersi delle tappe sociali dell’uno preme per la realizzazione di quelle dell’altro. Tutto questo, nell’eventualità che il bambino cresca fin da piccolissimo con un cane.

Uno dei momenti migliori per l’adozione di un cane è proprio in concomitanza della nascita di un fratello. Il senso d’esclusione, che il bambino prova in questo frangente, è compensato dall’investimento affettivo riversato su di un cucciolo. Il cane diventa specchio per le identificazioni del bambino: allevando un cucciolo, questi gioca a fare la parte del genitore, ora impegnato con un altro bambino. Il cagnolino diventa la proiezione di se stesso, con l’appagamento, attraverso di esso, delle richieste d’affetto che invece vorrebbe per sé. Inizia così, ribadendo quanto già detto, quel gioco di specchi e di identificazione che non si conclude però nell’annullamento di se stessi nel modello dell’altro. Fogle , accordando con la teoria di Beck & Katcher, notò come alcuni bambini di tre anni inconsciamente vedevano nel proprio animale la riflessione di se stessi: essi trattavano i loro animali allo stesso modo in cui avrebbero voluto essere trattati dai propri genitori. Questo processo è quello che Desmond Morris ha definito “parentalismo infantile”.

Nel caso delle bambine, poi, si assiste ad una protezione tesa ad essere per il cane ciò che la madre ha costituito per lei, incarnando quindi la figura materna. In casi estremi si è arrivati al punto che alcuni bambini si erano talmente identificati nel proprio animale che avevano alienato la propria personalità. E’ il caso del bambino di 7 anni di cui ci parla Kupferman . Questi si era identificato nel proprio gatto a tal punto che quando parlava con lo psicanalista miagolava: “A case of a seven-yer-old boy whose ego development was so faulty that he took on the identity of a cat and meowed to his psychiatrist”.

Attraverso i cambiamenti dell’età del cane il bambino si accorgerà che le cure dei genitori rivolte al fratellino non lo escludono dal loro amore, ma che il rapporto con loro cambia, come cambia il suo con quello del cane. Capirà che ogni età della vita esige un modo diverso di dare e ricevere amore, e che non è stato mai abbandonato, così come lui non ha mai abbandonato il suo cane.

Le emozioni tattili che un cucciolo è in grado di offrire sono legate alle sensazioni di calore, morbidezza e alle posture che questo assume. Quando è preso in braccio, il cane, come un bambino allattato al seno, si accomoda tremante, nascondendosi e rannicchiandosi nelle pieghe del corpo del suo padrone. Cercando a sua volta il sostituto della propria madre, stimola nel ragazzo sentimenti di protezione che gli infonderanno sicurezza in se stesso e nelle proprie capacità. Tutto questo nel momento stesso in cui il ragazzo è più bisognoso d’affetto da parte di chi ama. Da protetto, il cane diventa per il ragazzo il suo fedele custode e quindi protettore. Se il cane dapprima dava sicurezza al ragazzo, per il senso di protezione che infondeva, la sicurezza che il cane dà ora al ragazzo ha una sfumatura diversa. Le parti si sono invertite ed il cane è il difensore di tutti i nemici dell’immaginario del ragazzo. E’ l’interlocutore fidato, il compagno senza parola che custodisce i suoi segreti, l’alleato fedele senza paura che lo accompagna nelle avventure esplorative.

Ma portare il cane a spasso è anche un modo di attirare l’attenzione dei propri coetanei, è un’occasione per farsi degli amici. Il cane è quel magnifico trofeo da mostrare per essere invidiati, anche grazie al rapporto privilegiato che questi ha con lui. L’aggressività del ragazzo si sposta, nell’immaginario, sul cane, con la fantasia che questo potrà attaccare chiunque gli faccia del male. La fantasia d’avere il potere di comandare il cane s’accompagna all’intima soddisfazione di essere clementi, e di richiamarlo dopo che il nemico, che questo ha aggredito per difenderlo, ha scongiurato umilmente il perdono.

La possibilità di attirare l’attenzione dei suoi coetanei, attraverso il suo cane, distoglie ancora di più il ragazzo dagli invischiamenti nei confronti dei rapporti con i genitori, proiettandolo verso la generazione della sua età, con cui sarà destinato a vivere gran parte della sua vita, una volta diventato adulto. Infine, uno dei regali più belli che un cane divenuto grande fa al suo padrone rimasto piccolo, è che, anche se è cresciuto ed è diventato un adulto, non disimpara a giocare. Questo lo accompagna ancora alle soglie della fine della sua infanzia, che segnano invece l’inizio della propria decadenza. L’identificazione, l’empatia, la proiezione sul cane di parti di sé, specie quelle cattive, nella animalità di questo, fanno da filtro proiettivo al bambino mentre cresce. La possibilità del cucciolo di uomo di svolgere ruoli diversi, che il cane gli rimanda attraverso le tappe del suo ciclo vitale, rende flessibile la sua capacità di adattamento, in vista del più importante gioco della vita.

Questo esercizio è vitale, se si pensa che le patologie più gravi degli adulti spesso dipendono dalla rigidità d’assunzione di ruoli o dall’incapacità di passare velocemente da un ruolo all’altro, all’interno di contesti vari, ma contemporanei nel tempo.

Attraverso il cane passa anche la relazione dell’adulto con il bambino, di cui l’animale è tramite e mediatore. L’adulto, offrendosi come supporto necessario ed indispensabile alla diade cane-bambino, potrà imparare a sua volta a fare il genitore, potrà spiegare meglio al bambino valori come la libertà, l’amore, il coraggio, il senso dell’onestà, la ricerca della conoscenza, il rispetto degli altri e di sé stesso, il concetto della vita e della morte; potrà spiegare meglio la necessità di non sprecare mai neppure una briciola del tempo che ci è stato assegnato; potrà spiegare meglio a vivere pienamente senza accontentarsi dell’elemosina degli eventi, serenamente, senza fermarsi, a non aver paura della solitudine, a stimarsi ma senza esaltarsi, a vivere il pericolo; potrà, in sostanza, spiegare meglio la vita, letta nel riflesso umido degli occhi di un cane.

Insomma, per migliorare la qualità della vita occorre cominciare da subito, fin da bambini: vale a dire che l’educazione, per sortire il suo effetto, deve avere come base fiducia e affetti attendibili. L’animale offre al bambino che cresce qualcosa di tutto ciò, compresa l’abitudine alla disciplina, forse più di quanto spesso possano fare i genitori. L’animale non è affaccendato, ma aspetta il suo padroncino fedele e fiducioso, non chiede di compiacere fantasie e aspettative inaccessibili, ma lo ama per ciò che lui è, felice solo di averlo vicino e conferendogli così il senso di valere per se stesso ma anche di essere, per qualcun altro, il primo pensiero.

Come ha più volte sostenuto Danilo Mainardi, vivendo a contatto con un cane, il bambino impara anche e soprattutto quali sono le necessità degli altri esseri viventi, comincia ad avere cura di qualcuno che non sia se stesso, uscendo dal suo naturale egocentrismo. L’animale, infatti, ha delle esigenze diverse da quelle del bambino: non sempre, infatti, il cibo adatto per il bambino è indicato anche per il suo amico. E sono proprio questi elementi che, messi insieme, aiutano il bambino a fargli scoprire la diversità e a fargliela rispettare.

E’ fondamentale, però, scegliere l’animale giusto e regalarglielo quando avrà raggiunto l’età indicata per occuparsene in modo adeguato. Il momento migliore è verso i 6 anni, quando inizia la fase scolastica. A quest’età è già in grado di occuparsi di piccole incombenze, come riempirgli la ciotola d’acqua o di cibo, spazzolarlo, portarlo a spasso se ovviamente non è di taglia eccessivamente grande. Qualsiasi animale è indicato: a partire dal pesciolino rosso, al canarino, al gatto, al cane, ecc. Anche l’acquario costituisce una valida alternativa per mettere il bambino a contatto con la natura, nonché fornirgli un ottimo meccanismo proiettivo e contribuire così a risolvere i suoi conflitti interni.

Secondo alcuni studi, infatti, i pesci che nuotano in un acquario hanno un potere quasi ipnotico e tranquillizzante: osservare il movimento delle pinne durante il nuoto distrae dai propri pensieri e aiuta i più piccoli a costruire le proprie fantasie. Il piccolo può così osservare non solo il loro movimento, ma anche i rapporti tra di essi, come la difesa per il territorio, il corteggiamento, lo spostamento di animali che a prima vista sembrano immobili, come le stelle marine, i ricci , ecc. Cambiare l’acqua al pesciolino o riempire la vaschetta del canarino di semi stimola nei bambini il senso di cura verso gli altri esseri viventi.

Tuttavia, tra tutti gli animali domestici, quello maggiormente consigliato per questo tipo di “terapia preventiva” è il cane: è più socievole e paziente di un gatto o di un uccellino; il bambino può avvicinarglisi tranquillamente senza che per questo si irriti o temere da lui scatti di reazione improvvise. Inoltre il cane può seguire il bambino in tutti i suoi spostamenti, correre e giocare con lui senza annoiarsi o farlo annoiare. E quando il bambino è eccessivamente piccolo, può assumere nei suoi confronti un atteggiamento protettivo, pronto a dare l’allarme al primo segno di pericolo.

Per quanto riguarda le tipologie di cane, sono preferiti alcuni cani da caccia, come i setter, i pointer, i golden retrevier o i labrador e i cani da pastore, come il pastore tedesco o il pastore bergamasco. Queste razze, infatti, sono state selezionate proprio per aver cura dell’uomo e quindi più docili e maggiormente adatte a condividere la loro vita con un uomo. Non per questo si devono declassare i bastardini, che anzi, spesso si sono dimostrati più affettuosi.

L’identikit del cane ideale, da utilizzarsi in pet therapy, ovvero quello che è adatto al grosso pubblico, è il seguente: media mole (un soggetto troppo piccolo non dà sufficiente sicurezza, viceversa uno troppo grande rappresenta talvolta un ingombro eccessivo); dall’aspetto piacevole (che possa essere ammirato ma nello stesso tempo che incuta una certa soggezione); dal carattere affettuoso, dipendente e non particolarmente aggressivo (un cane troppo duro e aggressivo è difficile da gestire e complicherebbe i rapporti umani fino al limite estremo della tragedia!)

Non bisogna mai dimenticare, però, che il rapporto cane-bambino non sempre è idilliaco, per cui è dovere dei genitori avviare e controllare questo rapporto. Innanzi tutto è preferibile che il cane sia cucciolo, in modo che il bambino si senta portato a proteggerlo e ad avere cura di lui con maggiore attenzione. Giorno dopo giorno i genitori dovranno insegnare al bambino cosa l’animale può fare con lui e cosa no. Impedire, ad esempio, per motivi puramente igienici, di fare il bagno con lui, di dormire nello stesso letto; spiegargli che mentre fido mangia o dorme non bisogna disturbarlo.

D’altro canto anche il bambino dev’essere posto in condizioni tali da accettare i lati più istintivi del suo fedele compagno di giochi: spesso capita che il cane o il gatto offrano al loro padroncino una specie di “regalo”, in segno di affetto: un uccellino che hanno catturato e ucciso. Se il bambino non ha chiaro questo concetto, perché non gli è stato spiegato o non lo ha appreso correttamente, corre il rischio di spaventarsi e perfino di rifiutare la sua amicizia. Solo quando i due raggiungeranno un giusto equilibrio e comprenderanno la giusta dimensione dei propri spazi, si potrà raggiungere un ottimo rapporto fondato sul reciproco rispetto.

Fonte: Ciao.Pet.com

Bella Ciao – Giorgio Gaber